Tra il 2003 e il 2006 ho curato la regia video live del Lucca Summer Festival, prodotto da D’Alessandro e Galli.

È stata un’esperienza fondativa, perché è proprio in quegli anni che ho costruito il mio approccio alla regia live: un lavoro che non si limita alla tecnica, ma che vive di ascolto, timing e capacità di leggere ciò che accade in tempo reale.

La regia video live è una forma di interpretazione immediata.
Non esiste montaggio, non esiste replica.
Ogni scelta è definitiva.

In questi quattro anni ho attraversato linguaggi musicali molto diversi, lavorando su concerti internazionali e italiani, in contesti ogni volta nuovi, sviluppando uno sguardo che ancora oggi è alla base del metodo GereBros.

Qui è passata la storia della musica.

E per quattro anni, ho avuto la possibilità di raccontarla da dentro.

2003

lucca summer festival

08.07 — 

I Toto arrivano a Lucca con quella precisione che li ha sempre contraddistinti: un suono pulito, potente, senza sbavature. La stampa dell’epoca parlava proprio di questo, di una band capace di suonare dal vivo con una qualità quasi da studio.

Io, in regia, ero alla mia prima vera esperienza su un grande concerto live.

Ricordo una tensione molto lucida. Non paura, ma concentrazione totale.
Ogni scelta doveva seguire la musica, senza anticiparla e senza rincorrerla.

Brani come Africa e Rosanna trasformano la piazza in un coro unico, e in quel momento capisci che non stai solo riprendendo un concerto: stai entrando dentro qualcosa che ha già una sua forza.

“Quella sera, per me, è iniziato tutto”.

08.07 — 

I Toto arrivano a Lucca con quella precisione che li ha sempre contraddistinti: un suono pulito, potente, senza sbavature. La stampa dell’epoca parlava proprio di questo, di una band capace di suonare dal vivo con una qualità quasi da studio.

Io, in regia, ero alla mia prima vera esperienza su un grande concerto live.

Ricordo una tensione molto lucida. Non paura, ma concentrazione totale.
Ogni scelta doveva seguire la musica, senza anticiparla e senza rincorrerla.

Brani come Africa e Rosanna trasformano la piazza in un coro unico, e in quel momento capisci che non stai solo riprendendo un concerto: stai entrando dentro qualcosa che ha già una sua forza.

“Quella sera, per me, è iniziato tutto”.

11.07 — 

Il live di Craig David porta a Lucca un’energia completamente diversa.

All’inizio degli anni 2000 era uno degli artisti più rappresentativi di una nuova scena pop e R&B, e il pubblico risponde subito. La stampa parlava di un concerto molto dinamico, capace di coinvolgere soprattutto le generazioni più giovani.

Dal mio punto di vista, in regia, il lavoro cambia completamente rispetto ai Toto.

Qui tutto è ritmo, movimento, relazione diretta con il pubblico.
Devi stare dentro al groove, seguire i tempi, lasciarti guidare dalla musica.

È uno di quei concerti in cui capisci che la regia non è una cosa sola: cambia insieme a chi hai davanti.

13.07 — 

Alanis Morissette arriva sul palco con un’energia molto fisica, quasi viscerale.

Non è un live costruito, è un live che accade.
La stampa sottolineava proprio questa intensità, questa capacità di trasformare il concerto in qualcosa di molto diretto, senza filtri.

In regia significa stare attenti, ma anche accettare una certa imprevedibilità.

I movimenti, le dinamiche, i cambi di energia non sono sempre lineari.
Devi seguirli, senza cercare di controllarli troppo.

È una serata che ti obbliga a restare presente.

15.07 — 

Il concerto di Elton John ha un altro tipo di respiro.

Quando si siede al pianoforte, tutto si organizza attorno a lui.
La stampa dell’epoca parlava di una performance elegante, costruita ma mai rigida, capace di attraversare il suo repertorio con naturalezza.

In regia ho lavorato molto sull’equilibrio.

Tra il dettaglio — le mani sul piano, l’espressione — e la visione più ampia del palco e del pubblico.

È uno di quei concerti che ti insegna il valore del tempo.

16.07 — 

I Simply Red portano a Lucca un suono morbido, continuo, molto riconoscibile.

La stampa parlava di un concerto elegante, senza eccessi, costruito sulla qualità della musica e sulla voce.

In regia ho sentito subito la necessità di adattarmi a questo tipo di energia.

Meno tagli, meno movimento, più fluidità.
Seguire il concerto senza interromperlo.

È una serata in cui capisci che anche la regia deve sapersi “abbassare”.

22.07 — 

Il live di Giorgia è una dimostrazione di voce, ma non solo.

C’è una presenza molto forte, ma mai forzata.
La stampa dell’epoca sottolineava proprio la qualità vocale e la capacità di tenere il palco con naturalezza.

In regia mi sono concentrato sui dettagli.

Primi piani, espressioni, momenti più intimi.
Perché quando hai una voce così, non serve aggiungere molto.

Serve ascoltare.

23.07 — 

Con Sergio Cammariere cambia completamente l’atmosfera.

Il concerto diventa più raccolto, più intimo.
La stampa parlava di una serata elegante, quasi sospesa, dove il pianoforte era il centro di tutto.

In regia ho lavorato sulla sottrazione.

Meno interventi, più rispetto dei tempi musicali, più attenzione ai silenzi.

È uno di quei concerti in cui impari che non sempre bisogna fare.

A volte bisogna lasciare spazio.

24.07 —

Il concerto di Wynton Marsalis introduce un linguaggio completamente diverso.

Il jazz porta con sé un’imprevedibilità che cambia anche il lavoro della regia.
La stampa sottolineava proprio la qualità musicale e la complessità dell’ensemble.

Qui non puoi prevedere tutto.

Devi ascoltare ancora di più, capire le dinamiche tra i musicisti, cogliere i momenti.

È una regia che diventa quasi musicale.

25.07 — 

Diana Krall chiude con un’atmosfera completamente diversa.

Eleganza, misura, attenzione al dettaglio.
La stampa parlava di una performance raffinata, costruita su voce e pianoforte.

In regia ho seguito questa linea.

Movimenti minimi, attenzione alla luce, ai tempi, alle pause.

È uno di quei concerti in cui anche il silenzio ha un peso.

2003

lucca summer festival

2004

lucca summer festival

02.07 –

Patti LaBelle apre l’edizione 2004 con un live potente, diretto, costruito su una voce che non ha bisogno di dimostrare nulla. Ogni brano attraversa la piazza con un’intensità naturale, senza forzature, con quella presenza scenica che appartiene solo a chi ha una lunga storia sul palco.

La stampa dell’epoca parlava di una performance energica, capace di tenere insieme tecnica e istinto.

In regia ho sentito subito il bisogno di restare dentro a quell’energia, senza cercare di contenerla.
Seguire il ritmo emotivo prima ancora di quello musicale, lasciando che fosse la voce a guidare le scelte.

Una partenza funky con un’energia travolgente.

02.07 –

Patti LaBelle apre l’edizione 2004 con un live potente, diretto, costruito su una voce che non ha bisogno di dimostrare nulla. Ogni brano attraversa la piazza con un’intensità naturale, senza forzature, con quella presenza scenica che appartiene solo a chi ha una lunga storia sul palco.

La stampa dell’epoca parlava di una performance energica, capace di tenere insieme tecnica e istinto.

In regia ho sentito subito il bisogno di restare dentro a quell’energia, senza cercare di contenerla.
Seguire il ritmo emotivo prima ancora di quello musicale, lasciando che fosse la voce a guidare le scelte.

Una partenza funky con un’energia travolgente.

05.07 –

Ad aprire la serata sono i Black Eyed Peas, una giovane band americana con un’energia immediata, fisica, travolgente.

Piazza Napoleone si trasforma in pochi minuti: il ritmo prende il sopravvento, il pubblico si muove, l’atmosfera cambia completamente.
È uno di quei live che non chiedono attenzione, la pretendono.

In regia significa stare dentro al flusso.

Tagli più rapidi, movimento continuo, reazione immediata a quello che succede sul palco e sotto il palco.
È un lavoro istintivo, ma preciso.

“Un’apertura che ha acceso la piazza e ha dato il tono alla serata.”

05.07 — 

Dopo l’energia dei Black Eyed Peas, Giorgia porta la serata in una dimensione completamente diversa.

La sua voce riempie lo spazio con naturalezza, senza bisogno di costruzioni.
Precisione, controllo, ma anche una presenza molto autentica.

La stampa sottolineava proprio questo: una voce capace di tenere il palco da sola.

In regia ho lavorato sulla sottrazione.

Primi piani, dettagli, momenti più intimi.
Lasciare spazio, non aggiungere.

“Quando la voce è così, la regia deve solo accompagnare.”

11.07 — 

Michael Bublé arriva a Lucca in una fase iniziale della sua affermazione, ma con un’identità già molto chiara.

Eleganza, leggerezza, una costruzione musicale precisa ma mai rigida.
La stampa parlava di una presenza raffinata, capace di riportare un certo tipo di atmosfera sul palco.

In regia ho cercato equilibrio.

Movimenti puliti, attenzione ai tempi, niente eccessi.
Seguire la musica senza appesantirla.

“Un concerto costruito con misura, dove tutto trova il suo posto.”

13.07 – 

Bonnie Raitt è una di quelle artiste che non hanno mai avuto bisogno di dimostrare niente.

La sua musica vive in equilibrio tra blues, rock e folk, ma più che nei generi, la sua identità sta nel modo in cui suona e canta: diretto, essenziale, profondamente umano.

Il suo stile alla chitarra slide è diventato nel tempo una firma riconoscibile, capace di dare un colore preciso a ogni brano, senza mai essere invadente.

Non è una performer che cerca l’effetto.
È una musicista che costruisce relazione.

Dal vivo questo si sente ancora di più.

Ogni pezzo sembra trovare il suo spazio naturale, senza forzature, con una continuità che non ha bisogno di essere spettacolare per essere forte.

È una presenza che non impone, ma resta.

13.07 – 

James Taylor è uno degli autori più rappresentativi della tradizione cantautorale americana.

La sua musica si muove in una dimensione molto precisa: intima, narrativa, costruita su testi e melodie che non cercano mai l’eccesso.

Il suo modo di suonare la chitarra, pulito e riconoscibile, accompagna una voce che nel tempo è diventata un punto di riferimento per equilibrio e misura.

Non c’è nulla di superfluo.

Ogni brano è costruito per arrivare in modo diretto, senza bisogno di artifici.

Dal vivo, questa semplicità diventa ancora più evidente.

Il concerto non è uno spettacolo nel senso classico, ma un racconto continuo, dove ogni canzone trova il suo spazio naturale e si lega alla successiva.

È una musica che non alza la voce, ma resta.

14.07 — 

Il concerto di Dido arriva in un momento particolare del suo tour internazionale, a un passo dalla chiusura.

C’è una precisione diversa, un’attenzione molto alta a ogni dettaglio, ma senza perdere quella dimensione intima che caratterizza la sua musica.

Ho avuto la possibilità di lavorare con un team internazionale molto strutturato, dove ogni elemento — palco, luci, video — era parte di un sistema più ampio.

In regia questo significa dialogare.

Non solo reagire, ma inserirsi in una visione condivisa.
E allo stesso tempo mantenere quella delicatezza che la sua musica richiede.

“Un equilibrio tra struttura e sensibilità.”

16.07 — 

Alicia Keys arriva a Lucca come una giovane artista già riconosciuta a livello internazionale, una delle nuove voci più forti della scena soul e R&B.

Voce e pianoforte bastano.

Una presenza molto centrata, una voce piena, capace di arrivare subito.
La stampa parlava di una pop star emergente, ma già con un’identità chiara.

In regia ho lavorato sull’essenziale.

Seguire le mani, gli sguardi, i momenti più veri.
Non aggiungere, ma stare dentro.

“Quando tutto è già lì, devi solo non perderlo.”

17.07 — 

Il concerto di Burt Bacharach è un racconto.

Non è solo musica, è una sequenza di storie che scorrono una dopo l’altra, con eleganza e misura.

La stampa lo descriveva come una serata raffinata, quasi cinematografica.

In regia ho cercato continuità.

Non interrompere, non spezzare.
Lasciare che il tempo musicale si sviluppasse.

“Una regia che deve saper restare invisibile.”

19.07 — 

Sicuramente nella mia top ten delle regie che preferisco: Peter Gabriel porta un live costruito anche visivamente.

Ogni elemento è pensato, ogni passaggio ha un senso.
La stampa parlava di uno spettacolo completo, molto articolato.

In regia è una sfida.

Devi rispettare una costruzione forte, ma trovare il tuo spazio dentro.
Non sovrapporsi, ma dialogare.

“Quando lo spettacolo è già visione, devi entrare senza romperlo.”

21.07 — 

Macy Gray porta un’identità molto personale, fuori dagli schemi, immediatamente riconoscibile.
Tra i concerti che ho meno apprezzato in assoluto.
Lei sale sul palco con quasi 1 ora di ritardo, completamente non in se… se devo dare un voto da 1 a 10 do 1, ma nonostante ciò, ho giocato con i miei cameraman facendo una regia dinamica e allo stesso tempo coinvolgente.

29.07 — 

Pink chiude l’edizione con un live fisico, diretto, molto energico.

Una presenza forte, senza filtri.
La stampa sottolineava proprio questa capacità di stare sul palco con naturalezza e impatto.

In regia significa stare attivi.

Seguire il ritmo, reagire velocemente, non perdere mai il tempo.
È uno di quei concerti che ti tengono sempre in tensione.

Un finale che non ti lascia fermo.

2004

lucca summer festival

2005

lucca summer festival

16.06 —  (Anteprima Summer Festival)

L’anteprima del festival con i Blue apre il 2005 con un’energia pop molto diretta, costruita su un rapporto immediato con il pubblico.

È una serata che lavora sull’impatto, sull’immediatezza, su un linguaggio semplice ma efficace.

In regia significa entrare subito nel ritmo, senza sovrastrutture.
Seguire il movimento, accompagnare la risposta della piazza.

“Un’apertura che mette subito il festival in relazione con il pubblico.”

16.06 —  (Anteprima Summer Festival)

L’anteprima del festival con i Blue apre il 2005 con un’energia pop molto diretta, costruita su un rapporto immediato con il pubblico.

La serata anticipava l’inizio del festival una settimana prima, preparando così la città all’estate musicale di Lucca.

05.07 — 

Una serata meno convenzionale, costruita su un suono più di nicchia, ma proprio per questo molto interessante.

Il pubblico è più attento, più concentrato sull’ascolto.

In regia ho lavorato sull’equilibrio, cercando di restituire l’identità musicale senza forzare il racconto visivo.

Quando il suono è più ricercato, la regia deve essere ancora più precisa.

06.07 — 

Crosby, Stills & Nash portano a Lucca una storia musicale importante, fatta di armonie, scrittura e memoria.

È uno di quei concerti che non hanno bisogno di effetti per arrivare.

In regia ho fatto un passo indietro.
Lasciare spazio alla musica, rispettare i tempi, non interferire.

Quando la storia è già sul palco, devi solo ascoltarla.


 

09.07 — 

George Benson porta una qualità musicale altissima, con un equilibrio perfetto tra tecnica e leggerezza.

Il suo modo di stare sul palco è fluido, naturale, senza mai diventare pesante.

In regia ho lavorato sulla continuità.

Seguire il flusso musicale, evitare interruzioni, mantenere una linea pulita.

Un concerto che scorre, e che va seguito senza spezzarlo.

14.07 — 

Lauryn Hill porta una presenza forte, personale, molto riconoscibile.

Il live ha una tensione particolare, non è mai neutro, è sempre attraversato da una dimensione emotiva molto chiara.

In regia significa stare dentro a quella tensione.

Non cercare di normalizzare, ma seguire quello che accade.

Un live che non si può addomesticare.

15.07 —

Jamiroquai porta ritmo, movimento, costruzione.

È uno di quei concerti che trasformano la piazza in un sistema vivo, dove tutto si muove insieme.

In regia significa essere reattivi.

Seguire il groove, stare dentro al tempo, non perdere mai il ritmo.

Quando la musica è movimento, la regia deve muoversi con lei.

17.07 — 

Youssou N’Dour porta un suono che attraversa culture diverse, con una forza molto diretta.

È un concerto che non ha bisogno di mediazioni, arriva subito.

In regia ho cercato essenzialità.

Seguire, non interpretare troppo, lasciare spazio.

Quando la musica parla da sola, devi solo non interromperla.


 

18.06 —

Terence Blanchard porta una dimensione più raffinata, più costruita, quasi cinematografica.

È un live che chiede attenzione.

In regia significa lavorare sul dettaglio.

Tempi più lunghi, scelte più misurate, niente eccessi.

Un concerto che va ascoltato prima ancora che ripreso.

19.07 — 

Con Fiorello il live cambia completamente.
È spettacolo, ritmo, improvvisazione, relazione continua con il pubblico.
Qui la produzione del tour ha seguito a pieno lo show ricco di momenti di vero entertainment.
Uno spettacolo da godersi a pieno.

20.07 — 

I Subsonica portano un suono contemporaneo, elettronico, molto legato al ritmo e alla costruzione sonora.
La piazza risponde, si muove, entra dentro al concerto.
In regia significa lavorare sul ritmo.
Tagli, tempi, dinamica.

Un concerto dove la regia diventa parte del suono.

21.07 —

Van Morrison porta un live essenziale, senza concessioni.
La sua musica attraversa soul, blues e tradizione con una libertà totale, ma senza mai cercare l’effetto.
È tutto diretto.
In regia ho fatto un passo indietro.
Seguire, rispettare, non interferire.

Quando l’artista non cerca spettacolo, devi fare lo stesso.

22.07 — 

Giorgia torna con una maturità ancora più evidente.
La voce resta il centro, ma cresce la consapevolezza del palco, la gestione dei momenti, il rapporto con il pubblico.
È un live costruito sull’equilibrio.
In regia ho lavorato sul dettaglio.
Seguire, ascoltare, non forzare.

Una voce che non ha bisogno di essere accompagnata, solo seguita.

23.07 —

James Brown chiude il festival con qualcosa che va oltre il concerto.

È energia, è ritmo, è presenza totale.
È una figura che ha definito un linguaggio.
La piazza risponde subito.
In regia significa stare dentro a quell’energia senza perdere lucidità.
Seguire il tempo, anticipare i momenti, non farsi travolgere.

Quando la leggenda è sul palco, devi essere pronto.

2005

lucca summer festival

2006

lucca summer festival

16.06 —  (Anteprima Summer Festival)

L’anteprima del festival con i Blue apre il 2005 con un’energia pop molto diretta, costruita su un rapporto immediato con il pubblico.

È una serata che lavora sull’impatto, sull’immediatezza, su un linguaggio semplice ma efficace.

In regia significa entrare subito nel ritmo, senza sovrastrutture.
Seguire il movimento, accompagnare la risposta della piazza.

“Un’apertura che mette subito il festival in relazione con il pubblico.”

07.07 — (opening act Robert Cray)

Eric Clapton porta sul palco una dimensione essenziale, costruita su blues e chitarra, senza bisogno di effetti.

È un concerto che vive di equilibrio e controllo, dove ogni nota ha un peso preciso.

In regia significa lavorare sulla misura.

Durante il concerto mi allontanavo perche vole fotografare uno dei miei miti, è ho avuto l’opportunità di fare una foto ad Eric Clapton che è stata pubblicata sul libro fotografico dei 15 anni del Lucca Summer Festival, una delle mie prime foto fatte.

Non eccedere, seguire il tempo, rispettare la struttura.

“Quando la musica è così solida, devi solo non interferire.”

11.07 — 

Cocciante porta una dimensione più teatrale, più emotiva, costruita sulla voce e sull’interpretazione.

Il live si sviluppa come un racconto, con momenti molto intensi.

In regia ho lavorato sulla relazione.

Seguire l’emozione, accompagnare i passaggi, non spezzare la narrazione.

“Un concerto che si costruisce come una storia.”


12.07 — 

Roger Waters porta uno spettacolo costruito anche visivamente, con una struttura forte e riconoscibile.

Ogni elemento è pensato, ogni passaggio ha un senso preciso.

In regia è una sfida complessa.

Devi entrare in un sistema già molto definito, senza sovrapporsi.

“Quando lo spettacolo è già visione, devi trovare il tuo spazio senza romperlo.”

15.07 — 

Questa è una serata diversa.

Non è solo un concerto, ma uno spettacolo costruito su una tradizione precisa, quella di Frank Sinatra, reinterpretata attraverso una visione contemporanea.

È anche una scelta voluta.

Mimmo D’Alessandro ha tenuto molto a ospitare questo progetto all’interno del festival, riconoscendone il valore artistico e la coerenza con l’identità della manifestazione.

Per me è un momento particolare.

Non solo regia, ma partecipazione diretta a un progetto costruito insieme a Renato, dove la dimensione musicale e quella scenica si incontrano in modo più personale.

In regia il lavoro diventa ancora più completo, per uno spettacolo che abbiamo scritto e diretto.

“Un momento in cui il lavoro diventa anche identità.”

2006

lucca summer festival